La riforma del governo della politica fiscale in Europa
Autori: Massimo Bordignon e Giuseppe Pisauro
ABSTRACT (IN ITALIANO): La riforma del governo della politica fiscale approvata nel 2024 mantiene solo in parte le promesse contenute nella proposta iniziale della Commissione europea, in particolare quella di trovare un equilibrio tra l’obiettivo della disciplina di bilancio e le esigenze del sostegno della crescita economica. Il nuovo sistema si fonda su piani fiscali di medio termine “personalizzati” per ogni Stato membro e adotta come strumento operativo per valutare il rispetto di tali piani la spesa primaria netta, un indicatore approssimato del saldo primario corretto per il ciclo. L’intento era migliorare la titolarità nazionale delle regole e superare l’uso di variabili non osservabili, soggette a importanti criticità metodologiche e a evidenti rischi di pro-ciclicità. Tuttavia, la riforma approvata si configura come un ibrido tra l’approccio innovativo proposto dalla Commissione e il sistema precedente. Le clausole di salvaguardia introdotte nella versione finale ripropongono le rigidità del passato e mantengono per il monitoraggio degli obiettivi fiscali l’uso di variabili strutturali non osservabili, come il prodotto potenziale e l’output gap, la cui stima rimane incerta e controversa.
La prima applicazione del nuovo sistema nel 2024 ha mostrato sia elementi di flessibilità, grazie al dialogo tecnico tra la Commissione e gli Stati membri nella definizione delle traiettorie fiscali, sia criticità, come un’eccessiva e un po’ velleitaria enfasi sulle proiezioni di lungo periodo basate sull’analisi di sostenibilità del debito che, tra l’altro, spinge verso il sottoutilizzo degli spazi fiscali di cui alcuni Stati membri dispongono. Inoltre, la definizione concreta dell’indicatore della spesa primaria netta è inutilmente complessa e poco trasparente, e attribuisce di nuovo, senza che ve ne fosse la necessità, un ruolo cruciale alle variabili strutturali.
Più in generale restano irrisolte le debolezze di fondo legate al mancato coordinamento delle politiche nazionali e all’assenza di una capacità fiscale comune a livello centrale. In un’Unione Europea chiamata a gestire le transizioni ambientale e digitale, a preservare la tenuta del welfare e a muoversi in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche. È possibile che gli sviluppi del quadro internazionale degli ultimi due anni impongano una nuova revisione delle regole. Il Piano della Germania, presentato con quasi un anno di ritardo, sembra indicare questa direzione.
ABSTRACT (IN INGLESE): The reform of fiscal policy governance approved in 2024 only partially delivers on the promises contained in the European Commission's initial proposal, that of striking a balance between the objective of budgetary discipline and the need to support economic growth. The new system is based on medium-term fiscal
plans 'tailored' to each Member State and adopts net primary expenditure, an approximate indicator of the cyclically adjusted primary balance, as an operational tool for assessing compliance with these plans. The intention was to improve national ownership of the rules and move away from the use of unobservable variables, which are subject to significant methodological issues and obvious pro-cyclicality risks. However, the approved reform ultimately results in a hybrid that reintroduces key features of the previous system and weakens the innovative thrust of the Commission’s original proposal. The safeguard clauses in the final version reintroduce past rigidities and keep fiscal monitoring tied to unobservable structural variables—such as potential output and the output gap—whose estimation remains uncertain and controversial.
The first application of the new system in 2024 showed both elements of flexibility, thanks to the technical dialogue between the Commission and Member States in defining fiscal trajectories, and critical issues, such as an excessive and somewhat unrealistic emphasis on long-term projections based on debt sustainability analysis, which, among other things, pushes towards the underutilisation of the fiscal space available to some Member States. Furthermore, the concrete definition of the net primary expenditure indicator is unnecessarily complex and opaque, and once again assigns a crucial role to unobservable structural variables without any need to do so.
More generally, the underlying weaknesses linked to the lack of coordination of national policies and the absence of a common fiscal capacity at central level remain unresolved. This is in a European Union called upon to manage the environmental and digital transitions, preserve the welfare system and operate in a context of growing geopolitical tensions. It is possible that developments in the international framework over the last two years will require a further revision of the rules. Germany's plan, presented almost a year late, seems to point in this direction.
Per scaricare l'articolo completo, cliccare qui
